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Caso di malasanità, il dirigente della Asl scrive per far chiarezza

Lettera di risposta alla denuncia di un cittadino



Lunedì 4 Giugno 2012

Gentile Direttore,
sono il dott. ***.
Ho appreso questa mattina che il suo giornale ha pubblicato un esposto di un cittadino barlettano che racconta la propria esperienza in merito a contatti intercorsi con gli uffici del servizio di Assistenza Protesica della ASL presso il Distretto di Barletta. Ho letto l'articolo, datato venerdì 1 giugno, intitolato: La malasanità non è solo «lasciare una garza nell'addome di un paziente». E' ovvio che la cosa mi riguarda, essendo l'unico dott. del Servizio di Assistenza Protesica di Barletta.

Ci terrei a fare alcune doverose precisazioni:
-Il giorno 31 maggio ed il 1° giugno non ero in ferie ma in congedo straordinario per sopraggiunti motivi di salute insorti in famiglia.
-Il Decreto Ministeriale 332/99, che disciplina la materia, all'art. 4, comma 5, recita:
…La azienda Usl si pronuncia sulla richiesta di autorizzazione tempestivamente e comunque, in caso di prima fornitura, entro venti giorni dalla richiesta. …
-la concessione della autorizzazione, come è prevedibile immaginare, non è un atto dovuto ma frutto di valutazioni preventive (di ogni pratica che perviene all'ufficio) per la verifica della sussistenza dei requisiti che danno diritto alla erogazione dei dispositivi prescritti e per la verifica di congruità della prescrizione.
-Poiché la spesa per l'assistenza protesica ammonta a diversi milioni di euro ogni anno e poiché spesso arrivano richieste improprie, nei limiti del possibile e, sempre salvaguardando prioritariamente il vero bisogno, entriamo nel merito delle situazioni dubbie e spesso otteniamo di evitare alla ASL, e quindi alla collettività, l'esborso di una spesa inutile.
-alcune volte il nostro filtro serve anche ad evitare all'interessato gli effetti negativi di prescrizioni inappropriate.
-per i precedenti motivi, ogni giorno ricevo utenti con i quali discuto diversi aspetti delle domande dagli stessi presentate ai nostri uffici, cercando di far comprendere loro il significato del nostro lavoro di verifica e quasi sempre ottenendone la comprensione ed, a volte, il compiacimento.
-il caso in questione (per la precisione, trattasi di ausilio e non di protesi) era sulla mia scrivania, come diversi altri, per un approfondimento per il quale avevo già discusso con lo specialista estensore della prescrizione e di cui avrei dovuto parlare con l'interessato se impegni di salute familiari non mi avessero impedito di essere in servizio.

Rilevo da questo episodio una propensione a banalizzare il compito degli uffici pubblici ed a vedere sempre fosco da parte dei cittadini che spesso sono a loro volta operatori di altri uffici e cambiano visione delle cose a seconda che si trovino da una o dall'altra parte dello sportello. Inoltre, credo che per svolgere un ruolo positivo di informazione si debba verificare una notizia prima di darla in pasto all'opinione pubblica dato che, come in questo caso, il malinteso ha trasformato una possibile notizia di buona sanità (procedure tese ad evitare sprechi ed inappropriatezze) in una immeritata accusa di malasanità.

Le sarei grato se volesse riconsiderare la questione alla luce delle presenti osservazioni.

Con la massima stima,
Gaetano Lattanzio
Dirigente Medico ASL BT
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