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Corsi contro le discriminazioni sessuali, Camero favorevole
L’assessore provinciale sostiene la proposta per le scuole dell’Arcigay
Per spiegare agli studenti l'omosessualità
Un corso contro le discriminazioni sessuali, per informare e parlare agli studenti di omosessualità e questioni di genere. Un ciclo di incontri di 20 ore o anche delle giornate di approfondimento con mini corsi di 2 ore dedicati al mondo lesbo, gay, bisex e trans. Sono le scuole arcobaleno immaginate dall'Arcigay di Bisceglie che ha inviato ai presidi di tutti gli istituti superiori di Andria, Barletta e Trani una lettera aperta per presentare l'iniziativa ricevendo già diverse adesioni all'iniziativa da parte dei dirigenti scolastici.
Fra i favorevoli all'iniziativa c'è anche l'assessore provinciale alla pubblica istruzione, Pompeo Camero. «Nel rispetto delle competenze proprie dei dirigenti, ai quali deve riconoscersi la prerogativa di verificare e garantire che l'attività didattica si svolga secondo piani formativi predeterminati, l'occasione è propizia per sottolineare quanto sia opportuno approfondire la tematica delle discriminazioni, e non soltanto per motivi sessuali, spesso causa di sofferenze interiori e disagi che, in ambito scolastico, si riflettono negativamente sul rendimento e sulle normali relazioni. Il nostro impegno contro ogni forma di disparità, ci vede già al fianco di associazioni come Etnie, cui da tempo assicuriamo il nostro sostegno contro ogni sopruso per motivi di razza. La proposta di Arcigay, di inserire nell'offerta formativa degli studenti la promozione del rispetto delle persone superando ogni differenza, non può che trovarmi d'accordo. Una maggiore sensibilità delle istituzioni scolastiche sulla tematica rappresenta la concreta risposta alle situazioni di disagio, avvertita persino da chi discrimina».
«La scuola – scrive Camero - può e deve offrire un contributo determinante nel creare un nuovo humus culturale in cui far crescere e maturare le nuove generazioni, nell'educare al rispetto di ciascuno secondo principi di uguaglianza che trovano tutela nella nostra carta costituzionale, nel creare le condizioni perché la società assicuri ad ognuno la fruizione e l'esercizio dei propri diritti, compresa l'identità sessuale, senza alcuna limitazione o discriminazione di sorta. La classe politica, per quel che le concerne, ha il dovere di rimuovere queste paratie invisibili, che per secoli hanno rappresentato ostacoli insormontabili nella realizzazione professionale e sociale degli individui considerati diversi, verso i quali spesso si è preferita la strategia dell'emarginazione silenziosa, senza eccessivi clamori, nella scuola, tra le mura domestiche, nella società. Una strategia che, finalmente, sta crollando sotto i colpi di associazioni, come l'Arcigay, che hanno trovato l'orgoglio di rivendicare ad alta voce, per ogni essere umano, la propria identità, il proprio orientamento sessuale. Un atteggiamento al quale sta facendo riscontro, dopo l'oscurantismo ed il pregiudizio, la consapevolezza che, in natura, la propria realizzazione sessuale può trovare espressioni diverse, tutte parimenti rispettabili, tutte meritevoli di ottenere pari dignità e legittimazione».
«Se il legislatore si attarda nel riconoscere questi principi basilari – conclude Camero - e se indugia nel procedere ad un'applicazione concreta del principio di uguaglianza, alla scuola non è consentito temporeggiare. Ha l'obbligo morale di forgiare una nuova generazione di cittadini che devono crescere nella consapevolezza e nel rispetto di tutti gli individui, senza nascondersi dietro artificiose distinzioni che mirano, spesso, a garantire un conformismo apparentemente rassicurante ma, in realtà, generatore di disagi, sofferenze, falsi pregiudizi che ognuno ha il dovere di rimuovere. E' il nostro modo di pensare che deve cambiare ed in quest'ottica, anche la scuola può offrire gli strumenti più appropriati, arricchendo l'offerta formativa, attraverso attività che integrino nella società civile chi finora ne è stato emarginato. I tempi sono maturi per un nuovo atteggiamento verso ogni essere umano che, in quanto tale, non può subire trattamenti asimmetrici o riconoscimenti giuridici differenziati, in relazione all'orientamento sessuale, alle idee politiche, alle scelte religiose, alla razza di appartenenza».
Fra i favorevoli all'iniziativa c'è anche l'assessore provinciale alla pubblica istruzione, Pompeo Camero. «Nel rispetto delle competenze proprie dei dirigenti, ai quali deve riconoscersi la prerogativa di verificare e garantire che l'attività didattica si svolga secondo piani formativi predeterminati, l'occasione è propizia per sottolineare quanto sia opportuno approfondire la tematica delle discriminazioni, e non soltanto per motivi sessuali, spesso causa di sofferenze interiori e disagi che, in ambito scolastico, si riflettono negativamente sul rendimento e sulle normali relazioni. Il nostro impegno contro ogni forma di disparità, ci vede già al fianco di associazioni come Etnie, cui da tempo assicuriamo il nostro sostegno contro ogni sopruso per motivi di razza. La proposta di Arcigay, di inserire nell'offerta formativa degli studenti la promozione del rispetto delle persone superando ogni differenza, non può che trovarmi d'accordo. Una maggiore sensibilità delle istituzioni scolastiche sulla tematica rappresenta la concreta risposta alle situazioni di disagio, avvertita persino da chi discrimina».
«La scuola – scrive Camero - può e deve offrire un contributo determinante nel creare un nuovo humus culturale in cui far crescere e maturare le nuove generazioni, nell'educare al rispetto di ciascuno secondo principi di uguaglianza che trovano tutela nella nostra carta costituzionale, nel creare le condizioni perché la società assicuri ad ognuno la fruizione e l'esercizio dei propri diritti, compresa l'identità sessuale, senza alcuna limitazione o discriminazione di sorta. La classe politica, per quel che le concerne, ha il dovere di rimuovere queste paratie invisibili, che per secoli hanno rappresentato ostacoli insormontabili nella realizzazione professionale e sociale degli individui considerati diversi, verso i quali spesso si è preferita la strategia dell'emarginazione silenziosa, senza eccessivi clamori, nella scuola, tra le mura domestiche, nella società. Una strategia che, finalmente, sta crollando sotto i colpi di associazioni, come l'Arcigay, che hanno trovato l'orgoglio di rivendicare ad alta voce, per ogni essere umano, la propria identità, il proprio orientamento sessuale. Un atteggiamento al quale sta facendo riscontro, dopo l'oscurantismo ed il pregiudizio, la consapevolezza che, in natura, la propria realizzazione sessuale può trovare espressioni diverse, tutte parimenti rispettabili, tutte meritevoli di ottenere pari dignità e legittimazione».
«Se il legislatore si attarda nel riconoscere questi principi basilari – conclude Camero - e se indugia nel procedere ad un'applicazione concreta del principio di uguaglianza, alla scuola non è consentito temporeggiare. Ha l'obbligo morale di forgiare una nuova generazione di cittadini che devono crescere nella consapevolezza e nel rispetto di tutti gli individui, senza nascondersi dietro artificiose distinzioni che mirano, spesso, a garantire un conformismo apparentemente rassicurante ma, in realtà, generatore di disagi, sofferenze, falsi pregiudizi che ognuno ha il dovere di rimuovere. E' il nostro modo di pensare che deve cambiare ed in quest'ottica, anche la scuola può offrire gli strumenti più appropriati, arricchendo l'offerta formativa, attraverso attività che integrino nella società civile chi finora ne è stato emarginato. I tempi sono maturi per un nuovo atteggiamento verso ogni essere umano che, in quanto tale, non può subire trattamenti asimmetrici o riconoscimenti giuridici differenziati, in relazione all'orientamento sessuale, alle idee politiche, alle scelte religiose, alla razza di appartenenza».
Carmine
il 19 settembre alle 09.25
Ma la scuola deve essere il ricettacolo di tutti le stramberie? Che attinenza ha il corso per far conoscere l'omosessualità in un ambito formativo?
L'educazione è un compito esclusivo delle famiglie!
Seguire il politicaly correct è sempre una iattura!
L'educazione è un compito esclusivo delle famiglie!
Seguire il politicaly correct è sempre una iattura!
I commenti rappresentano le opinioni personali dei lettori di BarlettaLife e non dell'editore o degli autori.
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Venerdì 24 Maggio 2013 






