Nicola e i cittadini in movimento
Il sindaco li ignora ma sono tanti
Invocato l’istituto di partecipazione
Chiuso nella sua barba bianco-grigia, Nicola si tutela dalle opzione educate di migliaia di cittadini, da decine di associazioni, rimanendo semplicemente eletto nel suo scranno in pelle, forse dimenticando che gli è consentito dirigere la città solo in via temporanea e con il consenso elettorale di quanti reclamano una città davvero democratica, davvero partecipata. E' con reale riverenza che lo chiameremo cordialmente Nicola, in questa nota. Al suo nome proprio sono indirizzate le preziose e giustificate indicazioni che attengono ad una città modellata su esigenze umane e trasparenti.
Ancora una volta i "Cittadini in movimento" si sono incontrati, ancora più numerosi, ancora più consapevoli di dover contare, di avere il dovere e la responsabilità di sgusciare dall'involucro dell'omertà, dall'isolazionismo comodo alle istituzioni, e reclamare nitidezza amministrativa sui temi quali la purezza del mare, la garanzia di respirare aria tersa, di stendersi su prati verdi e non zigzagare tra abusi di asfalto e cemento. Non è canzonetta celentana ma esasperata percussione quella che raccontano, della Barletta che abitano. Hanno invitato l'informazione affinchè , ancora una volta, divulghi la fermezza, l'incrollabile e sistematica attenzione e determinazione dei loro giustificati presupposti elencati ed inviati a Nicola in più di una occasione, senza ricevere dignitosa risposta. Conoscono bene Nicola, il suo percorso più remoto, quello recente e l'attuale. Dimostrano una capacità di analisi morale e amministrativa che affianca gradevolmente la nostra complicata vita di informatori. Non nascono e non diventano censori immobili, ma al contrario, desiderano vivacizzare le più ampie garanzie dovute a ciascuno domiciliato nella città dei racconti, nella piacevole serata d'autori.
C'è movimento nella concitazione delle persone credibili. Le sovrapposizioni delle voci dei cittadini in movimento sono tutte limpide, persino allegre e dal buon ritmo quando si decide per la miglior città possibile, il più giusto welfare, il miglior futuro non poi tanto difficile da applicare. Triste, invece, è il capitolo della rappresentanza politica sofisticata da scambi e compravendite di voti che delineano incestuosa la politica amministrata, fino a consegnarla alle indagini della magistratura. Si sventolano poi ricordi di veri successi. Come quello di altre edizioni evocanti il certame della Disfida, dell'antico sommovimento industriale, di una propositiva cultura diffusa e non circoscritta in pochi palazzetti restaurati solitari, senza cultura attiva. E' Nicola che intasca la delega alla cultura. Non è una città allegra questa. Circondata da soprannumerarie 167, generose e inaudite fonti di arricchimento di poche e allegre famiglie. I percorsi ideologici dei cittadini in movimento, sono attendibili riferimenti anche quando riconoscono e si addebitano individuali ingenuità anche politiche. Sono autocritici i cittadini in movimento, specialmente quando cercano una nuova coscienza civica.
Di Nicola sanno molto. Ricordano anche che sorrideva prima di arretrarsi in una politica estrema oramai indifendibile. La città è triste e anche Nicola lo è. Se non lo fosse sarebbe un ingiustizia alla sua residua sensibilità sempre politica, ovviamente. Nicola non ospita confronti partecipativi se non quelli obbligati da circostanze statutarie, come quelle anticipatrici di mandato. Nicola non risponde e non ospita. Ma sottovaluta le riunioni attive dei cittadini in movimento che si stanno "consorziando", moltiplicando attenzioni e rimostranze, scadenzando obiettivi e risoluzioni alternative alla politica assente, individualista e compromessa. Il miglior futuro della città Nicola non lo perseguirà scartando ideali, leali proposizioni, sfavorendo la reale politica partecipata attraverso l'unico percorso di controllo: quello definitivamente democratico.
Ancora una volta i "Cittadini in movimento" si sono incontrati, ancora più numerosi, ancora più consapevoli di dover contare, di avere il dovere e la responsabilità di sgusciare dall'involucro dell'omertà, dall'isolazionismo comodo alle istituzioni, e reclamare nitidezza amministrativa sui temi quali la purezza del mare, la garanzia di respirare aria tersa, di stendersi su prati verdi e non zigzagare tra abusi di asfalto e cemento. Non è canzonetta celentana ma esasperata percussione quella che raccontano, della Barletta che abitano. Hanno invitato l'informazione affinchè , ancora una volta, divulghi la fermezza, l'incrollabile e sistematica attenzione e determinazione dei loro giustificati presupposti elencati ed inviati a Nicola in più di una occasione, senza ricevere dignitosa risposta. Conoscono bene Nicola, il suo percorso più remoto, quello recente e l'attuale. Dimostrano una capacità di analisi morale e amministrativa che affianca gradevolmente la nostra complicata vita di informatori. Non nascono e non diventano censori immobili, ma al contrario, desiderano vivacizzare le più ampie garanzie dovute a ciascuno domiciliato nella città dei racconti, nella piacevole serata d'autori.
C'è movimento nella concitazione delle persone credibili. Le sovrapposizioni delle voci dei cittadini in movimento sono tutte limpide, persino allegre e dal buon ritmo quando si decide per la miglior città possibile, il più giusto welfare, il miglior futuro non poi tanto difficile da applicare. Triste, invece, è il capitolo della rappresentanza politica sofisticata da scambi e compravendite di voti che delineano incestuosa la politica amministrata, fino a consegnarla alle indagini della magistratura. Si sventolano poi ricordi di veri successi. Come quello di altre edizioni evocanti il certame della Disfida, dell'antico sommovimento industriale, di una propositiva cultura diffusa e non circoscritta in pochi palazzetti restaurati solitari, senza cultura attiva. E' Nicola che intasca la delega alla cultura. Non è una città allegra questa. Circondata da soprannumerarie 167, generose e inaudite fonti di arricchimento di poche e allegre famiglie. I percorsi ideologici dei cittadini in movimento, sono attendibili riferimenti anche quando riconoscono e si addebitano individuali ingenuità anche politiche. Sono autocritici i cittadini in movimento, specialmente quando cercano una nuova coscienza civica.
Di Nicola sanno molto. Ricordano anche che sorrideva prima di arretrarsi in una politica estrema oramai indifendibile. La città è triste e anche Nicola lo è. Se non lo fosse sarebbe un ingiustizia alla sua residua sensibilità sempre politica, ovviamente. Nicola non ospita confronti partecipativi se non quelli obbligati da circostanze statutarie, come quelle anticipatrici di mandato. Nicola non risponde e non ospita. Ma sottovaluta le riunioni attive dei cittadini in movimento che si stanno "consorziando", moltiplicando attenzioni e rimostranze, scadenzando obiettivi e risoluzioni alternative alla politica assente, individualista e compromessa. Il miglior futuro della città Nicola non lo perseguirà scartando ideali, leali proposizioni, sfavorendo la reale politica partecipata attraverso l'unico percorso di controllo: quello definitivamente democratico.
Antonio
il 20 febbraio alle 17.16
Servirebbe uno scatto di orgoglio da parte di una città che, invece, appare cloroformizzata al punto da aver rieletto, malgrado tutto e a grande maggioranza, lo stesso Sindaco. Questa città che in passato aveva assunto un ruolo guida nel nostro territorio, che nei decenni scorsi aveva cercato e trovato la sua vocazione e l'aveva saputa esprimere nel migliore dei modi, diventando modello da imitare, proprio mentre bisognava reagire con orgoglio e coraggio, si è lasciata addormentare da questo barbuto signore (e dalla sua corte di uomini mediocri) che appare e certamente è "per bene" ma che somiglia a quei nobili decaduti che tristemente sopravvivono di ciò che resta di un sempre più assottigliato patrimonio di famiglia, non sapendo ormai vivere ma solo sopravvivere. Così Barletta, nell'ora delle sfide si è conservata per quattro anni in naftalina ed oggi, ormai in grande ritardo, si avvia velocemente ad un triste e forse irrevocabile declino.
Che tristezza...
Che tristezza...
astoc
il 20 febbraio alle 09.49
purtroppo nei momenti decisivi "le stelle stanno a guardare"
tutti sottovoce dicevano che il "bis" non avrebbe funzionato specialmente in presenza di certo "staff"-tutti dicono essersi turato il naso(coraggio 0)
il risutato è sotto gli occhi di tutti- astoc
tutti sottovoce dicevano che il "bis" non avrebbe funzionato specialmente in presenza di certo "staff"-tutti dicono essersi turato il naso(coraggio 0)
il risutato è sotto gli occhi di tutti- astoc
Roberto
il 20 febbraio alle 08.23
Maffei prenda atto di non riuscire a dirigere la città e ne tragga le conseguenze. Gran parte dell'amministrazione comunale è indagata: chi non ha impedito il crollo di via Roma è ancora al suo posto, così come gli indagati di Montaltino e lo stesso Sindaco, raggiunto dall'accusa più infamante per un primo cittadino. Neppure Striscia la Notizia poté qualcosa contro l'indifferenza di questa amministrazione: basti pensare alle piste ciclabili, un percorso ad ostacoli costato quasi due milioni di euro, o all'edificio pericolante in via Brigata Barletta, sul quale si continua a temporeggiare. Neppure l'impossibilità di creare una giunta con criteri condivisi o le dimissioni del presidente del consiglio comunale riescono a scuotere l'imperturbabile Nicola, che continua a gestire Barletta come una cosa che gli appartiene. Cerca il consenso popolare, senza riuscirci, ma ignora le proteste dei cittadini. La sua pagina di Facebook è un triste e inutile monologo di un sindaco sulla via del tramonto, dove ogni richiesta di chiarimenti rimane inascoltata. Complice una opposizione politica inconcludente, rimane al suo posto pur tra mille critiche ed abbandoni da parte dei suoi stessi alleati politici. Inutile invocare le sue dimissioni, le ritirerebbe il giorno dopo come ha già fatto in passato, facendosi beffa della città e dimostrando ancora una volta la sua incoerenza. Servirebbe una ritrovata dignità da parte di tutti, ma forse è chiedere troppo.
I commenti rappresentano le opinioni personali dei lettori di BarlettaLife e non dell'editore o degli autori.
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Con il responsabile del SEL locale, che si fa censore della stampa, che egli vorrebbe di regime, siamo al sonno della ragione che genera mostri. Da un bel po' , invero, nel ruolo di cane da guardia della civica amministrazione, Acclavio ringhia contro chi osa dissentire. E sì che c'è da difendere alla morte l'assessore di riferimento ed il prezioso privilegio della partecipazione al banchetto di governo, ma il SEL nostrano rischia di distruggere il mito faticosamente costruito dai Vendola, Pisapia, Zedda e, da ultimo , Doria , apportatori in politica di disinteresse , freschezza, fantasia, romanticismo ed utopia.
In controtendenza, e paradossalmente, invece, il nostro Acclavio, che dovrebbe essere corsaro, per naturale vocazione del SEL, si è messo al servizio dell'armatore e, cloroformizzato dalla ignavia politica che impera da queste parti, appestante e mortifera, scambia l'immobilismo per buon governo. Siamo messi davvero maluccio: l'opposizione blatera, la maggioranza si accuccia docile, entrambe celebrano finti congressi e la palude si fa sempre più insopportabilmente mefitica. E non vengano a raccontarci, come fa Acclavio, che i numeri sono dalla parte degli uomini di governo e che il laticlavio è stato conquistato nelle urne elettorali. Quei numeri ed i comportamenti che li hanno generati sono arcinoti e comunque la quantità non è necessariamente né qualità né buon governo, come ha dimostrato il devastante plebiscito populista dell'uomo di Arcore, fatto di grandi numeri e modestissimi orizzonti.
Checchè ne dica Acclavio, i "beni comuni", e cioè l'aria, l'acqua e la terra , che sono poi il campo d'azione dell'amministrazione civica, qui a Barletta sono o trascurati o violentati. Volendo batterci per la loro salvaguardia, ci tocca anche di combattere gli Acclavio, sorprendenti silenziatori e sterilizzatori del dissenso, le loro reprimende putiniane anche nei confronti dei media e l'utile e comodo spirito collaborazionista contrabbandato per sana filosofia di governo.
Raffaele Fiore per Cittadini in movimento
Raffaella Porreca Salerno per Vivi Barletta
In controtendenza, e paradossalmente, invece, il nostro Acclavio, che dovrebbe essere corsaro, per naturale vocazione del SEL, si è messo al servizio dell'armatore e, cloroformizzato dalla ignavia politica che impera da queste parti, appestante e mortifera, scambia l'immobilismo per buon governo. Siamo messi davvero maluccio: l'opposizione blatera, la maggioranza si accuccia docile, entrambe celebrano finti congressi e la palude si fa sempre più insopportabilmente mefitica. E non vengano a raccontarci, come fa Acclavio, che i numeri sono dalla parte degli uomini di governo e che il laticlavio è stato conquistato nelle urne elettorali. Quei numeri ed i comportamenti che li hanno generati sono arcinoti e comunque la quantità non è necessariamente né qualità né buon governo, come ha dimostrato il devastante plebiscito populista dell'uomo di Arcore, fatto di grandi numeri e modestissimi orizzonti.
Checchè ne dica Acclavio, i "beni comuni", e cioè l'aria, l'acqua e la terra , che sono poi il campo d'azione dell'amministrazione civica, qui a Barletta sono o trascurati o violentati. Volendo batterci per la loro salvaguardia, ci tocca anche di combattere gli Acclavio, sorprendenti silenziatori e sterilizzatori del dissenso, le loro reprimende putiniane anche nei confronti dei media e l'utile e comodo spirito collaborazionista contrabbandato per sana filosofia di governo.
Raffaele Fiore per Cittadini in movimento
Raffaella Porreca Salerno per Vivi Barletta
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Sabato 25 Maggio 2013 





