«Nulla cambierà, se i cittadini non cambieranno»

Antonio Lattanzio e la sua vita tra Australia, Svezia e Nuova Zelanda

Barlettani nel mondo


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TOMMASO FRANCAVILLA
Sabato 4 Febbraio 2012 ore 13.29

Antonio Lattanzio ha 35 anni. Una passione e competenza decennale nell'informatica lo spingono a lasciare Barletta per andare a lavorare a Milano nel 1999 come Programmatore di Videogames. In seguito lascia l'Italia, per partire con sua moglie, verso Brisbane (Australia), con la qualifica di "Senior Software Engineer" (3D Engine – Tools) [Programmatore esperto di motori grafici ed applicazioni per la creazione di videogiochi], presso Auran Games e i Krome Studios, sempre in Australia. Mentre lavora li, comincia a dedicarsi al progetto Mental Drink, un gruppo indipendente di professionisti che collabora al progetto del videogame "Toon Fitghterz". Dopo essere tornato in Italia, riceve un'altra offerta dagli Avalanche Studios di Stoccolma. Intanto, col suo team, partecipa ad un progetto parallelo, il videogioco "Haraka" per iPhone. Ho intervistato Antonio a Barletta, in un pomeriggio di gennaio, poco prima della sua partenza con la sua famiglia verso Stoccolma.

Perché hai scelto di andare via da Barletta?
«Bella domanda! A Barletta non c'erano possibilità per me. Perciò, anni fa, decisi prima di tutto di andare a lavorare nel nord Italia. Poi, mi accorsi che neanche laggiù c'erano le competenze che cercavo, di conseguenza ho scelto di andare all'estero».

Come sono stati gli inizi in Australia?
«Tramite internet conobbi dei programmatori australiani che cercavano la mia collaborazione e dopo sette anni di contatti decisi di approdare personalmente in Australia. Accettai una offerta a Brisbane e non mi sono mai pentito di questa "pazza" e coraggiosa decisione. In Australia ho iniziato una nuova vita professionale, poiché laggiù hanno sempre apprezzato il mio modo di lavorare e hanno rispettato i miei metodi di sviluppatore. Mi hanno considerato e trattato come un "piccolo genio italiano"».

Cosa ti piace di Brisbane e cosa non ti piace?
«Brisbane è una città stupenda e mi e' subito piaciuta per il suo caldo clima tropicale. La gente con cui ho lavorato è stata squisita e mi ha insegnato a rispettare ed apprezzare qualsiasi idea e/ o opinione di ciascun dipendente, poichè nel campo dei videogames si è artisti e non numeri che devono obliterare il cartellino».

Raccontami un aneddoto avvenuto durante i 3 mesi di lavoro in prova a Brisbane
«All'inizio ero molto agitato perché, prima di Brisbane, avevo lavorato a Milano e li bisognava avere un metodo lavorativo molto dinamico e quindi non mi fermavo mai: niente pause, orari rigidi e lavori ultimati in poche ore quando, di solito, si consegnano in una settimana lavorativa. Terminati i tre mesi di prova, vengo convocato nell'ufficio del boss, che si complimenta per la mia straordinaria velocita' ed efficienza e che decide di confermarmi l' incarico, premiandomi con un altro aumento di stipendio, consigliando di rilassarmi di più e lavorare tranquillamente!!!».

Perché sei andato in Svezia?
«Dopo un progetto non andato in porto a Brisbane, sono tornato in Italia, per motivi famigliari. In seguito ho accettato un'offerta di lavoro in Svezia,a Stoccolma, presso gli "Avalanche Studios", per lavorare ad un altro progetto. Ho accettato poiché ho una grande stima per questo studio di Stoccolma che possiede un'organizzazione ed una tecnologia davvero superior, da far invidia ad un centro di ricerca e sviluppo americano. L'unico problema di Stoccolma è il costo della vita, troppo alto. Il welfare è molto sviluppato, ma tutto ciò crea molta pigrizia soprattutto nei nuovi arrivati, che non hanno motivazioni per lavorare».

Vista da Stoccolma, come ti sembra Barletta?
«Barletta mi sembra molto calda!».

Cosa ti manca di Barletta?
«I parenti, gli amici e il cibo».

Ogni volta che torni a Barletta, come la ritrovi?
«La ritrovo sempre uguale. Nulla cambierà, se i cittadini non cambiaranno».

Cosa consiglieresti ad un giovane barlettano?
«Consiglierei una esperienza lavorativa all'estero, magari in Australia. Non e' sicuramente necessario trasferirsi a tempo indeterminato dall'altra parte del mondo, ma sono davvero certo che un'esperienza in una realta' totalmente estranea alla nostra aiuti tantissimo ad evolversi mentalmente e culturalmente. Esiste il "Working Holiday", un accordo tra il governo italiano e australiano, che prevede una vacanza – lavoro per giovani dai 18 ai 30 anni, una buona occasione per vedere un mondo diverso».

Dopo la Svezia, dove andrai?
«Con mia moglie e mio figlio, andremo in Nuova Zelanda, ho avuto una buona offerta da parte di un'azienda produttrice di software per iPhone, iPad e Android. Ho accettato l'offerta, grazie anche al sostegno morale di mia moglie Cristina, che fortunatamente e' stata favorevole alla scelta di spostarsi all'estero per assicurare un futuro migliore a nostro figlio Andrea».

Antonio il 6 febbraio alle 12.32
Grazie a tutti per i commenti incoraggianti!

Grazie a Francesco, Raffaele, Tommaso.. e tutti gli altri.

Per quanto riguarda Barletta, io amo questa citta'. Non e' assolutamente vero che e' una citta' di gente stupida ed ignorante. Le potenzialita' ci sono e si possono sfruttare. Il tutto sta a far capire a tutti che solo collaborando e condividendo le idee - opinioni si puo' realizzare qualcosa.
Non e' difficile ma richiede tempo perche' la mentalita' egoistica di pensare solo a se stessi ( o meglio l'ideale di essere piu' furbi dell'altro, di sorpassare chi ti sta di fronte in fila al passaggio di via Andria solo per sentirsi 'superiori') e' radicata nella nostra cultura, e spesso non ci si rende conto che andando nella direzione opposta si ottengono dei risultati del tutto migliori.

Vi auguro a tutti una buona giornata e davvero, impariamo a rispettarci l'uno con l'altro e a lavorare insieme! Ci vorra' tantissimo tempo, ma bisogna cominciare, e se ci riuscissimo... altro che crisi!

Antonio.
Costantino il 5 febbraio alle 18.59
Questo è l'esempio che chi vale, a Barletta non può vivere, e chi è incompetende e ruffiano a Barletta fa fortuna (non faccio nomi ma posso fare una lista infinita di "parac.......").
"Fugg da Varrett, non ch Varrett ma chi varrttn"
scusate il mio non saper scrivere il dialetto.
Raffaele Filannino il 5 febbraio alle 14.39
I primi videogame li hai realizzati a Barletta caro amico Antonio,sui banchi del liceo e per quanto inaspettao, ora non posso che farti i complimenti per la tua vita lavorativa e spero anche personale.Sei un grande Antonio Lattanzio classe V A 1995!
Maurizio il 4 febbraio alle 20.25
Sta bene a Tonino... ma perché vorresti cambiare i barlettani? Barletta si chiama così perché è piena di barlettani così come il cesso si chiama così perché è pieno di m****! (barletta):(cesso)=(barlettani):(m****) è un fatto matematico...
tommaso il 4 febbraio alle 14.16
Si, grandi gli italiani all'estero. Peccato per il paese e per chi ancora ci abita, paese che assomiglia sempre più ad un bubbone pieno di pus che nessuno ha il coraggio di schiacciare.
Pasky il 4 febbraio alle 11.54
Complimenti al nostro amico. Noi barlettani purtroppo siamo sparpagliati nel Mondo...per ragioni sempre legate a lavoro e mentalità!
un cittadino il 4 febbraio alle 10.38
Tantissimi complimenti anche da parte mia....
francesco il 4 febbraio alle 10.02
grande antonio davvero complimenti!!!!!
ancora una volta il nostro paese (e la nostra città) esporta nel mondo una mente brillante che riesce a farsi apprezzare persino dall'altra parte del mondo col suo talento e la sua voglia di fare (spirito barlettano!!!); ma allo stesso tempo questa storia mi rende un pò malinconico perchè ancora una volta un nostro concittadino è stato costretto ad andare all'estero per poter esprimere il suo talento.
ancora complimenti antonio spero di poterti conoscere presto di persona.
barletta ha bisogno di gente come te! ciao
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