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«Questo patrimonio non è mio, appartiene all’umanità»
Francesco Lotoro ha raccolto 4000 manoscritti di musica dei lager
Una esplosione di creatività, all’ombra dei lager
Il pianista barlettano Francesco Lotoro, ha recuperato e archiviato 4.000 opere musicali, scritte nei Lager dal 1933 al 1945. Dopo 22 anni di ricerche e 10 anni di registrazione discografica, ho pubblicato l'Enciclopedia discografica della musica concentrazionaria KZ MUSIK (24 CD e 1 libro).
L'intera opera sarà presentata presso la Camera dei deputati, lunedì 6 febbraio.
La musica concentrazionaria è una delle più importanti eredità della Storia delle deportazioni e della Shoah. Si tratta di materiale musicale di alto valore storico, documentaristico, scientifico e artistico, autentico patrimonio dell'umanità. Una vera esplosione di creatività, in luoghi di morte e sofferenza come i lager.
Professor Lotoro, perché ha raccolto 4000 composizioni musicali in 20 anni?
«All'inizio per curiosità, molte cose iniziano per curiosità, in seguito diventano passione e ragione di vita. Trovai diversi nomi di compositori che avevano composto muisca nei campi di concentramento. La prima tappa fu Praga, da cui tornai con due valigie cariche di spartiti e composizioni. Da quel giorno ho esteso la ricerca su autori e campi di concentramento di cui si ignorava l'esistenza».
La sua ricerca è limitata soltanto a compositori ebrei?
«Se avessi limitato la ricerca ai soli compositori ebrei, avrei già concluso. Nella ricerca ho incluso tutti i gruppi sociali, religiosi: monaci benedettini, francescani, comunisti, geoviti, disabili, omosessuali, tutti discriminati per ragioni razziali, belliche, politiche».
In quali nazioni si sono concentrate le ricerche?
«In Europa, tranne in Spagna. Ad oggi , non ho un quadro completo del materiale conservato in Russia, che sarà la mia prossima tappa. So che in Romania e Bulgaria esiste molto materiale inedito. In questi anni mi sono avvalso di collaboratori in Argentina, Israele, Gran Bretagna».
Dove ha scovato questi manoscritti musicali?
«Nelle case, biblioteche, musei, centri di documentazione. Molti manoscritti erano scritti a matita, col carbone, su carta fragile, conservati precariamente. Molto materiale è andato perso, bisogna fare presto, la ricerca continua».
Che tipo di musica era contenuta in questi manoscritti?
«Ogni tipo di musica: jazz, musica per marionette, musica religiosa, ebraica e cristiana, musica popolare. Nei campi di concentramento c'erano strumenti musicali e la produzione musicale era di altissimo livello. I campi di prigionia non hanno fermato la creatività di questi musicisti, che hanno dato scossoni al linguaggio musicale».
Chi finanzia i suoi viaggi in Europa per la ricerca dei manoscritti?
«Nessuno, ho fatto quasi tutto a mie spese, ma ritengo di doverlo fare. Ho messo in pratica un precetto ebraico (mitzvah):«Devi farlo, non importa con quale spirito, arriverà il momento in cui la passione prevarrà».In questa ricerca sono solo, questo patrimonio non è mio, appartiene all'umanità. Forse non tutti hanno capito ciò che sto facendo, ma questo non ha fermato le mie ricerche, le ha solo rallentate».
Quali costi ha avuto la raccolta di questa enciclopedia musicale, e la registrazione su cd?
«Costi enormi, basti pensare ai costi dell'orchestra che ha inciso tutte le composizioni. Le sessioni di registrazione si sono tenute presso il teatro "Curci", il teatro "Giordano" di Foggia, il conservatorio di Foggia, gli studi Rai "Trafalgar" di Roma. Per registrare l'intero materiale ci sonno voluti 10 anni, con un piccolo finanziamento, ne sarebbero bastati cinque. Solo alcuni parenti dei musicisti uccisi nei campi hanno elargito piccole somme, e la Regione Puglia, tramite l'assessore Silvia Godelli ( Assessorato per Cooperazione coi Paesi del Mediterraneo - ndr), ha finanziato il progetto "Banca della Memoria" e il "Festival di Musica Giudaica". Silvia Godelli ha presentato l'enciclopedia musicale al "Salone del libro" di Torino».
Dove sono archiviati tutti questi 4000 manoscritti musicali?
«A casa mia, ma sarebbe stato bello che tutto il materiale fosse archiviato a Barletta, magari nel palazzo Feltrinelli, e messo a disposizione per gli studiosi, per questo sono rattristato. Ringrazio l'amministrazione comunale che mi ha concesso il teatro per incidere le composizioni, forse non hanno potuto fare di più. Dopo la pubblicazione di questa enciclopedia musicale, spero che qualcosa cambi».
L'intera opera sarà presentata presso la Camera dei deputati, lunedì 6 febbraio.
La musica concentrazionaria è una delle più importanti eredità della Storia delle deportazioni e della Shoah. Si tratta di materiale musicale di alto valore storico, documentaristico, scientifico e artistico, autentico patrimonio dell'umanità. Una vera esplosione di creatività, in luoghi di morte e sofferenza come i lager.
Professor Lotoro, perché ha raccolto 4000 composizioni musicali in 20 anni?
«All'inizio per curiosità, molte cose iniziano per curiosità, in seguito diventano passione e ragione di vita. Trovai diversi nomi di compositori che avevano composto muisca nei campi di concentramento. La prima tappa fu Praga, da cui tornai con due valigie cariche di spartiti e composizioni. Da quel giorno ho esteso la ricerca su autori e campi di concentramento di cui si ignorava l'esistenza».
La sua ricerca è limitata soltanto a compositori ebrei?
«Se avessi limitato la ricerca ai soli compositori ebrei, avrei già concluso. Nella ricerca ho incluso tutti i gruppi sociali, religiosi: monaci benedettini, francescani, comunisti, geoviti, disabili, omosessuali, tutti discriminati per ragioni razziali, belliche, politiche».
In quali nazioni si sono concentrate le ricerche?
«In Europa, tranne in Spagna. Ad oggi , non ho un quadro completo del materiale conservato in Russia, che sarà la mia prossima tappa. So che in Romania e Bulgaria esiste molto materiale inedito. In questi anni mi sono avvalso di collaboratori in Argentina, Israele, Gran Bretagna».
Dove ha scovato questi manoscritti musicali?
«Nelle case, biblioteche, musei, centri di documentazione. Molti manoscritti erano scritti a matita, col carbone, su carta fragile, conservati precariamente. Molto materiale è andato perso, bisogna fare presto, la ricerca continua».
Che tipo di musica era contenuta in questi manoscritti?
«Ogni tipo di musica: jazz, musica per marionette, musica religiosa, ebraica e cristiana, musica popolare. Nei campi di concentramento c'erano strumenti musicali e la produzione musicale era di altissimo livello. I campi di prigionia non hanno fermato la creatività di questi musicisti, che hanno dato scossoni al linguaggio musicale».
Chi finanzia i suoi viaggi in Europa per la ricerca dei manoscritti?
«Nessuno, ho fatto quasi tutto a mie spese, ma ritengo di doverlo fare. Ho messo in pratica un precetto ebraico (mitzvah):«Devi farlo, non importa con quale spirito, arriverà il momento in cui la passione prevarrà».In questa ricerca sono solo, questo patrimonio non è mio, appartiene all'umanità. Forse non tutti hanno capito ciò che sto facendo, ma questo non ha fermato le mie ricerche, le ha solo rallentate».
Quali costi ha avuto la raccolta di questa enciclopedia musicale, e la registrazione su cd?
«Costi enormi, basti pensare ai costi dell'orchestra che ha inciso tutte le composizioni. Le sessioni di registrazione si sono tenute presso il teatro "Curci", il teatro "Giordano" di Foggia, il conservatorio di Foggia, gli studi Rai "Trafalgar" di Roma. Per registrare l'intero materiale ci sonno voluti 10 anni, con un piccolo finanziamento, ne sarebbero bastati cinque. Solo alcuni parenti dei musicisti uccisi nei campi hanno elargito piccole somme, e la Regione Puglia, tramite l'assessore Silvia Godelli ( Assessorato per Cooperazione coi Paesi del Mediterraneo - ndr), ha finanziato il progetto "Banca della Memoria" e il "Festival di Musica Giudaica". Silvia Godelli ha presentato l'enciclopedia musicale al "Salone del libro" di Torino».
Dove sono archiviati tutti questi 4000 manoscritti musicali?
«A casa mia, ma sarebbe stato bello che tutto il materiale fosse archiviato a Barletta, magari nel palazzo Feltrinelli, e messo a disposizione per gli studiosi, per questo sono rattristato. Ringrazio l'amministrazione comunale che mi ha concesso il teatro per incidere le composizioni, forse non hanno potuto fare di più. Dopo la pubblicazione di questa enciclopedia musicale, spero che qualcosa cambi».
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Il pianista Francesco Lotoro è l'autore e produttore artistico dell'Enciclopedia nonchè interprete delle opere pianistiche nonchè concertatore della produzione cameristica e sinfonica.
Nato a Barletta nel 1964, già allievo di Kornel Zempleni, Viktor Merzhanov, Tamas Vasary e Aldo Ciccolini, a 30 anni dall'occupazione della Cecoslovacchia (1968–1998) Lotoro eseguì e registrò tutte le opere pianistiche scritte sulla Primavera di Praga; considerato la massima autorità a livello internazionale nella ricerca musicale concentrazionaria, è l'unico pianista al mondo ad aver eseguito la monumentale Sinfonia n.8 di Erwin Schulhoff per pianoforte, la partitura pianistica del Don Quixote tanzt Fandango di Viktor Ullmann e l'originale pianistico del Nonet di Rudolf Karel.
Ha scritto l'opera in 2 atti Misha e i Lupi, la Suite ebraica Golà per cantore e orchestra e ha trascritto per 2 pianoforti Musikalisches Opfer, Deutsche Messe e 14 Canoni BWV1087 op. post. di J.S. Bach; è docente di pianoforte presso il Conservatorio U. Giordano di Foggia.
Nato a Barletta nel 1964, già allievo di Kornel Zempleni, Viktor Merzhanov, Tamas Vasary e Aldo Ciccolini, a 30 anni dall'occupazione della Cecoslovacchia (1968–1998) Lotoro eseguì e registrò tutte le opere pianistiche scritte sulla Primavera di Praga; considerato la massima autorità a livello internazionale nella ricerca musicale concentrazionaria, è l'unico pianista al mondo ad aver eseguito la monumentale Sinfonia n.8 di Erwin Schulhoff per pianoforte, la partitura pianistica del Don Quixote tanzt Fandango di Viktor Ullmann e l'originale pianistico del Nonet di Rudolf Karel.
Ha scritto l'opera in 2 atti Misha e i Lupi, la Suite ebraica Golà per cantore e orchestra e ha trascritto per 2 pianoforti Musikalisches Opfer, Deutsche Messe e 14 Canoni BWV1087 op. post. di J.S. Bach; è docente di pianoforte presso il Conservatorio U. Giordano di Foggia.
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Barlettalife è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Trani. Direttore responsabile Michele Sarcinelli.

Venerdì 18 Maggio 2012 




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