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Tatò, il Barletta Calcio e lo stadio della discordia

Il "Puttilli" al centro dei temi affrontati in conferenza stampa dal presidente biancorosso


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LUCA GUERRA
Mercoledì 20 Giugno 2012 ore 12.05

"Totò a colori" è un film del 1952, diretto da Steno. È stato in assoluto il primo lungometraggio italiano a colori. Il film è un'antologia dei più noti sketch del grande comico napoletano. Una revisione d'antan, risalente a 60 anni fa, che scatenava sonore risate. Dal "Totò a colori" al "Tatò a colori" cambia solo una vocale, ma la realtà che ci viene proposta è ben diversa: non più personaggi divertenti, ma reali preoccupazioni, non più marionette da cabaret ma ostacoli burocratici da superare, con protagonista un presidente appassionato che ha investito tanto in termini di energie e fondi, e poco si è visto restituire dal campo e dall'amministrazione comunale. La conferenza stampa di ieri ha fatto venire allo scoperto quello che tutti conoscevano come il "segreto di Pulcinella": il motivo principale dei dubbi di Roberto Tatò, ancora presidente dimissionario dopo l'incontro con la stampa di ieri, circa il proprio futuro alla guida del Barletta ha un nome ben preciso. E' quello dello stadio "Cosimo Puttilli", vero pomo della discordia vigente tra la Barletta calcistica e la Barletta amministrativa. Dalla commedia del "Totò a colori" non resta nulla, mentre del film thrilling che oggi vive Barletta, si possono ricavare tanti colori, o meglio sfumature, della conferenza stampa tenuta ieri dal presidente biancorosso.

L'ultimatum sullo stadio "Puttilli"
«Completeremo – ha esordito ieri in conferenza Tatò -tutte le formalità per iscrivere la squadra al campionato, ma aspetto una decisa risposta dall'Amministrazione Comunale per quanto riguarda la convenzione. So che in questi giorni si stanno muovendo e aspetto con fiducia, altrimenti potrei prendere in considerazione anche l'idea di non iscrivere la squadra». Una stilettata decisa al cuore di chi amministra Barletta, e da quasi due anni (ottobre 2010) non riesce a portare avanti la parola data. La questione riguardante i lavori di adeguamento del "Puttilli" ha raggiunto toni quasi tragicomici con il recente annullamento della gara d'appalto e l'emanazione di un nuovo bando, che scadrà ora il 31 agosto. E' anche vero che le cifre stanziate per i lavori sono cospicue, ma il rispetto della Convenzione, primo nodo nella testa del numero uno biancorosso, è quanto dovuto a un club che si sta impegnando per riportare il calcio di Barletta ai livelli che esso merita. Le avvisaglie circa il "problema-stadio" erano state affrontate già la scorsa estate: forse l'appiattimento dei toni di questo inverno, quando le preoccupazioni inerenti il campo hanno superato quelle riguardanti la struttura, ha permesso di dimenticare un problema che oggi Barletta non può dimenticare. E il 30 giugno, data in cui bisognerà versare la fidejussione da 600mila euro e la rata da 27mila euro per l'iscrizione, è troppo vicino…

Lo sfogo contro la Lega Pro
Tatò in conferenza ha fatto venire allo scoperto nervi tesi e malumori che nei mesi trascorsi, forse anche in nome del bene della squadra, erano stati sottaciuti. «Il sistema-calcio è fatto di potentati, vertici che prendono decisioni per tutto». Ha spiegato il presidente, che ha individuato nel processo inerente il "famoso" punto di penalizzazione la goccia che ha fatto traboccare il vaso. «Abbiamo avuto 24 ore di tempo per preparare le memorie difensive, questo è un abuso che hanno usato verso la società che presiedevo. Noi avevamo chiesto inoltre la sospensione dei playoff per contestualità di trattamento con la Cremonese, rea confessa, ma questa non è arrivata». Una "vergogna", come il presidente biancorosso l'ha definita: un attacco a un sistema che non piace, e vien da pensare che in un mondo fatto di "giochi di potere" come quello del calcio, forse farsi sentire prima e più duramente avrebbe fatto ancora meglio alla causa biancorossa...

Lo "scoglio" dei contratti pesanti
Ok all'addio di Schetter e Mazzeo, contratti onerosi e calciatori meritevoli di una chiarezza che oggi non c'è. Ok alla decisione di non rinnovare nessuno dei contratti in scadenza. Ok alla strategia di ridurre il monte-ingaggi, oggi inaccettabile per una serie in crisi come la Lega Pro. Ok anche alla scelta di tenere in bilico i soli Simoncelli e Pane, e di dare il "via libera" a tutti gli altri calciatori, anche quelli legati ancora da uno o due anni di contratto al club di via Vittorio Veneto. Due domande sorgono però spontanee: anche se è vero che oggi è quasi impossibile pensare di far cassa vendendo cartellini di calciatori in Lega Pro, con la politica della "lista gratuita" che regna sovrana, non si rischia di annullare le già ridotte al lumicino possibilità di vendere i vari Mengoni, Petterini, Minieri ecc…? E ancora, "i contratti sono fatti per essere rispettati", si legge e si dice spesso e volentieri. Ebbene, è vero, e in questa bagarre di legami contrattuali con il sodalizio biancorosso influisce anche la poca lungimiranza mostrata in sede di mercato nella scorsa stagione.

Ringiovanimento o ridimensionamento?
«L'idea è quella di ringiovanire, non per forza di ridimensionare» Ha ripetuto come un mantra il presidente biancorosso in conferenza. Parole confortanti, che hanno rinvigorito l'idea di ripetere magari l'impresa di tre anni fa, quando una squadra sbarazzina e giovane raggiunse la Prima Divisione e forse per l'ultima volta a Barletta si è vissuta un'annata divertente e spensierata in ambito calcistico. E' anche vero che investire sui giovani significa rischiare e mettersi in gioco, ma ci sembra che l'indicazione tecnica sia la meno preoccupante al momento. Dopo la politica dei "grandi nomi", che poco ha restituito in termini di risultati, è tempo di dare largo ai giovani?

Novelli e Pavone, un "no" che sa di "sì"
La chiusura va dedicata a quello che "non è stato detto" in sede di conferenza: il presidente ha più volte glissato sulle richieste di chi gli domandava se fossero già stabilite la sede del prossimo ritiro e le cariche tecniche per la prossima stagione, con particolare riferimento a quelle dell'allenatore e del direttore sportivo. I nomi più gettonati in tal senso sono quelli di Raffaele Novelli e Peppino Pavone, già contattati dalla nostra redazione in passato. Tatò non ha confermato i loro possibili arrivi davanti alla stampa, ma a microfoni spenti ha lasciato intuire, questo è apparso, che saranno loro due i punti fermi dai quali il Barletta potrebbe ripartire. Ammesso sempre che si superi lo scoglio del 30 giugno, ma l'ipotesi opposta la Barletta calcistica non vuole nemmeno immaginarla oggi. E vien da pensare che non voglia pensarlo nemmeno il presidente...
(Twitter: @GuerraLuca88)
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